Gioiosamente da Foggia a Roma il 26 novembre. Nonunadimeno

L’allegra cronaca di Rosa Serra della partecipazione delle Donne in Rete di Foggia alla manifestazione romana del 26 Novembre Nonunadimeno (inclusa la preparazione dei cartelli!).

NonunadimenoL’ultima settimana prima della manifestazione a Roma del 26 novembre sulla violenza è stata completamente assorbita dal progetto del Disamorex, che volevamo fosse pronto per il 25 novembre, giorno in cui l’avremmo spiegato alle studenti di una scuola e per il 26 perché intendevamo portarlo a Roma per farlo conoscere alle altre donne e associazioni. Eravamo, pertanto, in affanno, con scatole da assemblare, cartoncini da imbustare e bugiardini da piegare. Preparazione che ci ha visto spesso anche riunite per decidere come e con chi condividere questo innovativo modo di fare campagna sulla violenza degli uomini. Ma non voglio parlare di ciò, questa premessa è per dire che non avevamo avuto molto tempo per occuparci di organizzarci per la manifestazione di Roma. Abbiamo potuto farlo solo la sera del 25 quando ci siamo incontrate per preparare i cartelli con i quali avremmo sfilato. E’ stato un corri corri ad acquistare carta, pennarelli, colla, nastri adesivi, che poi si sono rivelati di pessima qualità, a far stampare ingrandita l’immagine della Matrioska simbolo della manifestazione Nonunadimeno, rubata e copiata da me da internet (abbiamo così scoperto che nessuna di noi sa tenere una matita in mano; al massimo, riusciremmo disegnare la classica casetta con il fumo che esce dal comignolo, ma anche questo è ancora da verificare). Per fortuna che le aste su cui incollare i cartelli ce li aveva già fatte trovare la previdente Barbara oppure Giorgio? Non ricordo.

Il tempo tiranno (forse perché maschile?) ci ha impedito di scegliere gli slogan da scrivere sui cartelloni, proposti, tramite il grande mitico whatsapp da tutte noi. Erano talmente tanti che non solo la scelta sarebbe stata lunga e difficile, ma ci avrebbe talmente sfiancate in lunghe discussioni, da non avere più le forze per operare sui cartelli. Lavorava contro di noi anche un maledetto nastro adesivo (forse perché maschile?) che non solo preferiva attaccarsi alle nostre dita anzichè là dove serviva, ma si compiaceva anche di riattaccarsi su se stesso, nascondendo perfidamente il suo bandolo e mettendo così a dura prova le eleganti unghie laccate di rosso di Lina che tentavano di stanarlo.

Quindi diligentemente e con grande pazienza per i problemi appena descritti ci siamo messe all’opera.

Abbiamo appiccicato (usare il termine incollato mi sembra troppo elitario per il reale risultato) il logo della nostra associazione, quello del Disamorex e la Matrioska.

Gli spazi bianchi sono stati opportunamente riempiti dalla scritta nonunadimeno. E qui dobbiamo dare valore alla mano giottesca di Palma, la quale impavida, senza far tremare la mano (se avesse sbagliato avremmo buttato un cartello non sostituibile e anche lei!) ha disegnato le lettere che compongono nonunadimeno facendoci scoprire le sue preferenze in tema di alfabeto: le M e le N sono le sue preferite, le O le ha mortificate un po’ facendole alquanto oblunghe, la A le riesce bene in quanto prima vocale imparata a scuola e mai più dimenticata. Un discorso a parte merita la E, forse non le è simpatica perché ne ha fatto una figura segaligna e in un cartello se l’era addirittura dimenticata. Infine la D, la sua pancia denotava ormai l’approssimarsi del parto perché scesa molto in basso.

Alla fine abbiamo prodotto ben quattro cartelloni e, guardandoci bene negli occhi ci siamo dette: “Sono bellissimi” . E’ certo” ha aggiunto qualcuna con grande imparzialità: “Li abbiamo fatti noi”.

Rosaria che ci aveva appena raggiunte, guardando la nostra opera aveva inspirato aria per cominciare a dire la sua ma poi ha cambiato idea e di ciò le siamo grate.

Bisogna sapere che per il viaggio a Roma Palma aveva prenotato il pullman, tirato sul prezzo, fissato percorsi ed orari. Aveva anche inviato mail a tutti i suoi e i nostri contatti, per invitare, invogliare a venire alla manifestazione. Grandi promesse prima, spiacevoli disdette dopo, modeste adesioni alla fine. Avevamo così costituito un piccolo ma dinamico ed efficiente gruppo di otto donne ed un uomo. No, non ci pensate proprio, quest’uomo non era nessuno di quelli che fanno parte del comitato “Uomini che prendono la parola” . Avendo presa un po’ di tempo fa questa parola, è molto probabile che l’abbiano nel frattempo smarrita e dovendo pertanto ri/cercarla non avevano certo tempo di venire a Roma. E’ comprensibile, vi pare?

Puntualissime (sappi Giancarlo che userò solo il femminile…sopportalo) siamo partite alla volta della Capitale.

Una volta in pullman, neanche ci siamo avviate che dalle borse, borsette, buste è uscito di tutto: taralli dolci, taralli dolci al vino, taralli salati, taralli salati alle cipolle, snack vari, panini, sandwich, mele, caramelle. Che mortificazione per me. Io infatti, non avevo portato nulla, salvo un po’ di riso rosso (unica originalità) inumidito da un passato di verdura e qualche pomodoro ciliegino. Preparando questo frugale pasto avevo sperato di riuscire quel giorno a fare un po’ di dieta, che unita alla marcia avrebbe dovuto, secondo i miei calcoli speranzosi, farmi perdere almeno un Kilo. Ma come potevo resistere al profumo dei taralli alla cipolla che Donatella teneva in una busta ben aperta distante da me giusto la lunghezza del mio braccio?

Palma, volendo assolvere a pieno le funzioni di organizzatrice si è posta affianco all’autista e lo ha trattenuto in conversazione per tutto il tragitto senza riposarsi un attimo, con un po’ di timore da parte di Nina la nostra amica russa che continuava a ripetere sottovoce che non si deve distrarre l’autista e tanta sofferenza per le nostre orecchie. Durante il viaggio si siamo dette che oltre ai cartelloni stavamo portando alla manifestazione anche un vera Matrioska cioè Nina che lo era per lingua e rotondità.

Il viaggio proseguiva bene. Due fermate: la prima per caffè e pipì, la seconda per mangiare qualcos’altro e rifare pipì confidando così di non avere analoghe esigenze durante la marcia. Vedrete dopo che non fu così; alla nostra età la vescica (che brutta parola vero?) si separa dal cervello, fa vita autonoma. Per cui senza preavviso decide di farsi sentire e, grida pure!

Arrivo puntuale a Roma. Antonio l’autista ci lascia abbastanza vicino a Piazza Esedra luogo del raduno. Tiriamo fuori i quattro cartelloni e facendo finta di non essere imbarazzate cominciamo a camminare. Imbarazzo inutile perché a guardarci erano solo alcuni uomini di nazionalità asiatica del tipo che spesso, generalizzando, usiamo chiamare pakistani o indiani. Sono stata invece felicissima quando una giovane donna mi ha chiesto così, semplicemente “A che ora”. Risposta decisa la mia quasi da organizzatrice dell’evento: “Alle 14 ….Ti aspettiamo”. Poche parole e si era creata un’intesa, una complicità. Uaooo la giornata a Roma cominciava bene. Non completamente per la verità perchè appena qualcuna di noi si fermava a guardare una vetrina veniva severamente redarguita :”non stiamo facendo una gita”. Eravamo diventate un drappello di soldate che andavano dritte alla meta. OK effettivamente non eravamo in gita, ma posso almeno raccontare della nostra comune debolezza? Abbiamo lasciato tutte cuore e occhi ad un giacchino nero ricamato che non costava neanche molto!

La piazza Esedra ci appare improvvisamente. Fino ad ora non avevamo incontrato alcun gruppo di donne e la cosa mi aveva intimamente preoccupata. Possibile che saremo in poche mi domandavo? Invece, giunte in piazza veniamo letteralmente investite da colori e suoni e dalle più disparate figure femminili mai viste tutte assieme. Centinaia e centinaia di cartelli svettano frementi. Mi sembra di essere dentro la scena di un film epico, dove il regista per mostrare la forza dei contendenti riempie la scena di innumerevoli lance e insegne degli eserciti. Bertolucci de” L’ultimo imperatore” non avrebbe potuto fare di meglio, con la differenza che qui è tutto vero. Le donne si sono impegnate, hanno messo in moto tutte le loro energie e fantasia con risultati sorprendenti. Anche gli slogan pur restando sempre all’interno del terribile tema della violenza sono bellissimi e diversissimi tra di loro. I nostri cartelli come ho già detto prima non portano slogan e quello che mi era sembrata in un primo momento una mancanza, si rivela invece coerente con ciò che abbiamo incollato: Donne in rete e Disamorex e cioè l’associazione che ha creato questo prodotto e il prodotto stesso. Non uno slogan sulla violenza ma la proposta di un aiuto reale. Un progetto il nostro, che può contrastare la violenza attraverso la presa di coscienza delle donne, soprattutto delle più giovani. Molte donne incuriosite proprio dalla mancanza di slogan, si sono avvicinate per capire che cosa volessimo dire e cosa fosse quella scatoletta che avevamo in mano. Lo spieghiamo e con nostra grande gioia il loro volto si illumina dopo aver capito che cosa avevamo realizzato e ci dicono Brave, Bel progetto, scambiamoci i recapiti. Poi ci sono stati gli incontri con le amiche che hanno dato il loro contribuito al libro Sguardi differenti come Graziella Priulla o Celeste Costantino incontrata da Antonietta mentre andiamo a comprare l’acqua. Ci cercano e ci trovano miracolosamente anche la zia e la cugina di Carmela Morlino che si aggiungono a noi. Al microfono annunciano che dobbiamo aspettare perché molti pullman di partecipanti sono fermi all’uscita dell’autostrada perché bloccati dalle forze dell’ordine per controlli. Sebbene l’attesa della partenza del corteo si stia allungando di un bel po’, si rivela comunque bella (la nostra schiena non sarebbe d’accordo) e interessante per il continuo giungere di nuovi gruppi organizzati. Non potevano mancare le streghe ed infatti eccole qui, sono arrivate da Reggio Calabria con un cartello eloquente che invita chiesa e stato a stare fuori dalle nostre mutande. Di Torino, invece, sono delle signore che uno sguardo frettoloso ai loro capelli bianchi le avrebbe collocate nella categorie anziane. Molto probabilmente lo sono anagraficamente, ma passo di marcia, spirito e sguardo vivaci lo negano.

Tre ragazze suonano con forza tre enormi tamburi. Qualcosa comincia a muoversi, faticosamente decidiamo di andare avanti, cercando di farci spazio tra la massa e cosa un po’ più difficile cercando di rimanere compatte anche per non perderci. Ci accorgiamo, però, di avere un grande mezzo per evitare che ciò accada: sono i nostri cartelli che con le loro lunghe aste sono sempre visibili, anche a distanza; sono il nostro faro. Finalmente siamo nel corteo, siamo il corteo.

Siamo tantissime. Percorriamo le strade di Roma occupandone tutta la larghezza. Non riusciamo a vedere l’inizio della marcia e tantomeno la fine. Nei cortei così lunghi, nelle manifestazioni così imponenti si riesce ad osservare solo chi ti è vicino e non è stato comunque poco; però come avrei voluto percorrere tutto il serpentone per vedere come e cosa avevano realizzato le altre associazioni. Ci troviamo dietro una macchina dal cui altoparlante una donna parla con passione anche delle donne di altri paesi. Raggiungiamo un altro gruppo “la Comune” dove instancabili donne parlano dei diritti delle donne e di quelli negati. Ci uniamo a loro per urlare gli slogan ritmati. Comincia a fare buio. Siamo ancora lontane da Piazza San Giovanni. Abbiamo fatto un bel po’ di strada e sempre cercandoci con lo sguardo. Si aggiungono Michele e Dora, ma sparisce Palma. La cosa mette in allarme tutte perché è irraggiungibile telefonicamente avendo rotto il suo cellulare poche ore prima. Passa un bel po’ di tempo. Sperando che Palma sia abbastanza vicino da sentirmi urlo all’altoparlante della Comune “non una di meno…. Palma raggiungici alla macchina”. La ragazza che mi aveva passato il microfono pensando che volessi dare il mio apporto con un importante messaggio, resta un attimo perplessa, ma poi insieme alle donne vicine scoppia a ridere. Passata forse un’ora finalmente felice e giuliva e soprattutto alleggerita vediamo arrivare Palma. Ci dice che era stata tutto il tempo a cercare un bar ospitale. Decidiamo di crederle, anche perché un po’ tutte speriamo nel miracolo del bar ospitale. Ci ha ritrovate grazie ai nostri memorabili cartelli. Arrivate al Colosseo, guardando quello splendido ed antico monumento, anche le nostre ossa cominciano a sentire il peso degli anni e chiedono pietà. Con l’aiuto di Michele e Carmela decidiamo di accorciare la strada per raggiungere più velocemente San Giovanni e quindi il luogo dell’incontro con il pullman per il rientro. Tentiamo di uscire dal corteo all’altezza della nota via Merulana, si, quella del fattaccio, quando quattro marcantonio di poliziotti ci bloccano a muso duro dicendo che il corteo non può passare di lì.” Ma siamo solo cinque” rispondo (minimizzando sul numero che invece era salito a tredici) non facciamo corteo e poi noi ne stiamo uscendo.” Allora abbassate i cartelli se volete passare di qui” è stata la risposta. Noi visibilmente seccate aderiamo, mentre i nostri cartelli gongolano di gioia per essere stati considerati dalla polizia di stato portatori di messaggi talmente pericolosi ed eversivi da non poter circolare al di fuori di un corteo autorizzato.

Il viaggio di ritorno è carico di tutte le emozioni trasmesse da quelle stupende donne e di cui noi abbiamo fatto parte. Non mi riesce di parlare fino in fondo di queste emozioni, del groppo in gola di quando urlavo alcuni slogan particolarmente significativi o di quando all’improvviso davanti a me ho visto due donne che portavano sulle spalle ciascuna la foto di una giovane donna , i loro nomi,le date, entrambe di ottobre di quest’anno e poi su di una scritto, “colpo di pistola” sull’altra “accoltellata”, parole secche brusche, repentine così come repentina è stata la loro morte.

Care Teresa, Lina, Antonietta, Palma, Flavia, Nina, Donatella (e anche Giancarlo con le sue sparizioni al cardiopalma), ognuna di voi ha contribuito a rendermi la giornata indimenticabile.

Una nota a sé va per la sensibile Teresa che ha fatto da taxi driver e per Antonietta che una volta rientrate a Foggia si è caricata in macchina i preziosi e ormai diventati famosi cartelli.