Noi vogliamo l’educazione al genere e crediamo nella ministra Fedeli

Sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 16 dicembre scorso è stato pubblicato un articolo di Domenico Crocco dal titolo “La nuova ministra e il ‘gender'”. (Trovate l’articolo di Crocco in fondo a questa pagina). Abbiamo ritenuto necessario, con questa nostra lettera, esprimere alcune considerazioni critiche, in quanto una corretta informazione su questo tema è importantissima. Per noi dell’associazione Donne in rete è assolutamente urgente che non si contribuisca a creare ulteriore confusione su questo tema su cui invece è necessario fare il più possibile luce.

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Sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 16 dicembre scorso è stato pubblicato un articolo di Domenico Crocco dal titolo “La nuova ministra e il ‘gender‘”. (Trovate l’articolo di Crocco in fondo a questa pagina). Abbiamo ritenuto necessario, con questa nostra lettera, esprimere alcune considerazioni critiche, in quanto una corretta informazione su questo tema è importantissima. Per noi dell’associazione Donne in rete è assolutamente urgente che non si contribuisca  a creare ulteriore confusione su questo tema su cui invece è necessario fare il più possibile luce.

La prima semplicissima e chiarissima premessa è che l’ideologia gender non esiste. Chi sostiene il contrario è in errore o in malafede. L’ideologia gender è frutto di una grande manipolazione messa in piedi da chi desidera contrastare l’impegno contro il bullismo omofobico, contro il sessismo e il femminicidio. Nessuno/a vuole o ha mai voluto creare confusione sessuale nei bambini e nelle bambine. Nessuno/a vuole sollecitarli a travestirsi e, tantomeno, mettere in dubbio l’esistenza di due sessi biologicamente e geneticamente diversi.

L’articolista, invece, riporta come reali una serie di informazioni scorrette (vere e proprie “bufale”) e si  guarda bene dall’indicare in quali scuole venga applicata questa fantomatica ideologia.  Sono sempre le stesse bufale che girano in rete ormai da qualche anno.

Infine, bontà sua, l’articolista (dopo aver  insinuato nel lettore il dubbio) a malincuore deve  ammettere che il progetto di educazione alle differenze, voluto dalla ministra Fedeli, non parla di tutto ciò in quanto è solo un invito a rispettare le differenze.  A questa doverosa ammissione segue, però, una sua bizzarra teoria (davvero stupefacente!) secondo la quale  per educare alle differenze sono sufficienti “crocifissi”, “libertà del pensiero occidentale” e “l’articolo 3 della Costituzione”.

Teoria veramente bizzarra che non chiarisce l’inesistenza della “teoria gender”, né le manipolazioni messe in atto dai suoi sostenitori  e tantomeno le motivazioni che spingono a tali mistificazioni contro le quali l’Associazione Donne in Rete ha pubblicato, pochi mesi fa, il libro “Sguardi Differenti “. Il libro, peraltro, è arricchito da una sentita prefazione di Valeria Fedeli la quale motiva quanto sia importante l’educazione alle differenze. Nel libro  si illustrano in modo articolato e dettagliato le ragioni che hanno portato alla “creazione” di questa bufala. Inoltre spieghiamo  la necessità  che il progetto di Valeria Fedeli venga  approvato perché nelle scuole si possa lavorare per il contrasto ad ogni tipo di discriminazione. Non si tratta, infatti, di indurre bambine e bambini a cambiare sesso, ma di insegnare loro, sin dall’infanzia, il rispetto reciproco, la libertà di desiderare serenamente con quali giochi giocare, quale sport praticare, come scegliere consapevolmente il proprio futuro . Insegnare a costruire delle relazioni sentimentali sane, a non fare propri modelli diffusi dai media che mirano a “costruire” uomini e donne in base a stereotipi e pregiudizi. Finché ci saranno bambini oggetto di derisione perché considerati diversi, o bambine ingabbiate, sin dall’infanzia, in ruoli di “piccole donne oggetto” riteniamo indispensabile lavorare sull’educazione alle differenze affinché non crescano nell’equivoco che un maschietto non può piangere e manifestare emozioni o che una bambina debba necessariamente valorizzare il proprio aspetto fisico, al fine di mirare ad una società “in cui una ragazza possa accettare la propria forza razionale senza provare vergogna, e in cui un ragazzo possa accettare  la propria emozione, fatta di aspetti che nei modelli dominanti vengono etichettati come non idonei a un uomo“, come scrive Valeria Fedeli nella prefazione al nostro libro.

Associazione Donne in Rete

Per contatti:

retedelledonnefoggia@gmail.com

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