Sempre 8 marzo tutti i giorni

8 MARZO – GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA

Per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenza cui sono state oggetto e sono ancora, in tutte le parti del mondo.

In effetti tutto inizia al VII Congresso dell’Internazionale Socialista nel 1907, con delegati e delegate e tra queste vorrei citarne una per tutte: Rosa Luxemburg.

I punti che si discussero furono l’atteggiamento da tenere in caso di una guerra europea, sul colonialismo, sulla “questione femminile” e sulla rivendicazione del voto alle donne.

Su quest’ultimo argomento il Congresso votò una risoluzione nella quale i/le componenti si impegnavano per l’introduzione del suffragio universale alle donne, ma non alleandosi con le femministe borghesi che reclamavano la stessa cosa.

Chiaramente questa decisione non fu condivisa e un anno dopo, negli Stati Uniti, la socialista Corinne Brown scrisse su di una rivista un articolo in cui manifestava il suo dissenso sulla decisione assunta dal Congresso, definendola non corretta, in quanto nessun uomo può avere il diritto di dettare regole alle donne, socialiste o borghesi che siano, oltre a decidere il come e con chi lavorare per la propria liberazione.

Al Congresso del Partito Socialista che si tenne a Chicago e dove furono invitate tutte le donne, Corinne Brown definì che quella data e cioè il 3 maggio 1908 diventasse il Women’s Day. In quell’occasione si discusse dello sfruttamento operato dai datori di lavoro in termini di basso salario e di orario di lavoro, sulle discriminazioni sessuali e del diritto di voto alle donne.

Con lo scoppio della I Guerra Mondiale, tutto si fermò in termini di rivendicazioni e solo a guerra terminata, questa specifico storico delle donne ottenne un nuovo fermento sia in Europa che oltreoceano.

Ad esempio, nel secondo dopoguerra, cominciarono a circolare versioni fantasiose secondo le quali l’8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie in una inesistente fabbrica di camicie a New York, confondendo il tutto con una tragedia realmente accaduta nella stessa città ma il 25 Marzo 1911: una fabbrica incendiata dove perirono 146 persone di cui 123 donne e 23 uomini, in gran parte immigrate/i di origine italiana.

Nonostante le ricerche effettuate in seguito da molte femministe, tra la fine degli anni settanta e ottanta, abbiano dimostrato l’erroneità di queste ricostruzioni, le stesse sono tutt’ora diffuse come luogo comune, un po’ dappertutto.

8 MARZO IN ITALIA

Nel settembre 1944 si creò a Roma l’UDI-Unione Donne Italiane, per una iniziativa di donne appartenenti al PCI, PSI, Partito d’Azione, Sinistra Cristiana e fu proprio l’UDI a prendere l’iniziativa di voler celebrare l’8 Marzo 1945, come la Giornata della Donna nelle zone dell’Italia libera, mentre a Londra veniva approvata ed inviata all’ONU una “Carta della donna” contenente richieste di parità di diritti e di lavoro.

Nel 1946, con la fine della guerra, l’8 Marzo fu celebrato in tutta Italia e vide la comparsa del suo simbolo: la mimosa.

Andando velocemente arriviamo agli anni ’50: clima di guerra fredda e Ministro dell’allora Governo Italiano Scelba.

Diffondere il mensile dell’UDI “Noi donne” e con esso la mimosa, divenne un gesto atto a turbare l’ordine pubblico ed ancora, tenere un banchetto per strada diveniva “occupazione abusiva di suolo pubblico”.

Nel decennio successivo il clima politico migliorò ma la ricorrenza non era ancora “sentita” nell’opinione pubblica.

Fu solo negli anni ’70 che la dimensione storica dell’8 Marzo ebbe il suo riconoscimento concreto attraverso il Movimento Femminista.

A questo punto il mio pensiero primo va ad Alma Sabatini, saggista, linguista ed insegnante italiana, nonché attivista femminista. Cominciando dal 1971, si impegnò in tante battaglie per i diritti civili, dedicandosi in particolar modo alla causa delle lotte delle donne, diventando la fondatrice e prima presidente del MLD (Movimento Liberazione della Donna), che aveva come obiettivi principali la legalizzazione dell’aborto, lotta al sessismo ed al patriarcato.

Poi dopo circa un anno si staccò dal movimento e con alcune attiviste di un collettivo romano, organizzò un gruppo di autocoscienza, focalizzando l’attenzione sulla sessualità e sulle esperienze personali.

In quel contesto crebbe la volontà, anche grazie alla giornalista Gabriella Parca, di fondare una rivista, la futura EFFE, pubblicata a partire dal 1973 ed alla quale Alma Sabatini collaborò per almeno un anno.

Poi si avvicinò al Movimento Femminista Romano, diffondendo bollettini informativi e partecipando a manifestazioni contro lo sfruttamento delle prostitute e per la legalizzazione dell’aborto.

Nel 1973 a sostegno di quest’ultima causa, adottò la pratica dell’autodenuncia per solidarizzare con Gigliola Pierobon, processata per aver abortito. Fu poi prosciolta nel 1976.

Il suo nome rimane principalmente legato ad uno studio sul sessismo nella lingua italiana: “Raccomandazioni per un uso non sessista della Lingua Italiana”.

Il suo studio, a seguito di un’indagine sulla terminologia usata nei libri di testo e nei mass media, Sabatini metteva in risalto la prevalenza del genere maschile, usato in italiano con doppia valenza (il cosiddetto maschile neutro) che cancella dai discorsi la presenza del soggetto femminile. Sottolineava il mancato uso di termini istituzionali e di potere declinati al femminile ed il prestigio accordato ad un termine maschile, ma non al corrispettivo femminile.

In sostanza: <<< …la lingua non solo riflette la società che la parla, ma ne condiziona e ne limita il pensiero l’immaginazione e lo sviluppo sociale e culturale….>>>

A cura di Palma Gasperi