Vogliamo libri di testo rispettosi del linguaggio di genere e senza stereotipi

In questi giorni le case editrici di libri di testo discutono le indicazioni del Miur sugli stereotipi e sull’uso del linguaggio che nomina il femminile. Direttive del Ministero indispensabili, come ben sa chi comprende quanto gli stereotipi influenzino negativamente, sin dall’infanzia, i percorsi di vita di ragazzi e ragazze, le scelte di studio e lavoro, le relazioni affettive e sentimentali e, quindi, quanto siano importanti anche per prevenire la violenza di genere oltre che per garantire sempre più pari opportunità. E inoltre, trattandosi di libri di testo, è indispensabile che vi si rispetti anche la grammatica italiana.

Sono passati trent’anni e sono ancora non attuate le Raccomandazioni di Alma Sabatini per un uso non sessista della lingua italiana, curate per la Presidenza del Consiglio dei Ministri e Commissione Nazionale per la Parità e le Pari Opportunità tra uomo e donna.

Invece leggiamo che Francesca Rizzo, responsabile editoriale di Garzanti Scuola e del gruppo De Agostini Scuola, dice: “Non trasmetto ai ragazzi che la parità c’è con una ‘o’ o una ‘a’ alla fine del lemma”. E continua, mostrando una grande confusione, dicendo che non vuole che si dica ‘sindachessa’ o che ci sono parole come ‘entusiasta’ che sono solo al femminile. Quanta superficialità in una persona che ha la grandissima responsabilità della diffusione della cultura e della conoscenza! Possibile che Rizzo non sappia che è la grammatica che stabilisce che il femminile di sindaco è sindaca? Possibile che non sappia che esistono parole che si declinano ed altre che non si declinano, come l’aggettivo “entusiasta”? E poi, possibile che non comprenda che le parole sono importanti, le parole parlano di noi, le parole modificano il pensiero, le parole raccontano quello che siamo e quello che possiamo essere? E infine, è Lei, o non invece il Ministero, a dover decidere cosa trasmettere ai ragazzi e alle ragazze?

Compie quest’anno 20 anni il rapporto POLITE, (Pari Opportunità nei Libri di Testo) che avrebbe dovuto vedere le case editrici italiane, associate all’AIE, impegnate a darsi un codice di autoregolamentazione. Tale rapporto dovrebbe garantire che, nella progettazione e realizzazione dei libri di testo e dei materiali didattici destinati alla scuola, vi sia attenzione a non inserire dissimetrie nella rappresentazione dei generi (in italiano infatti al genere grammaticale corrisponde il genere biologico). Troviamo invece libri di testo, specialmente per la scuola primaria, in cui madri stirano e cucinano e padri leggono e vanno in ufficio, nonne che fanno torte e nonni che guidano l’auto, bambine che giocano con le bambole (in luoghi chiusi) e bambini che giocano all’aperto, correndo o facendo volare aquiloni. Donne che svolgono unicamente professioni quali infermiera e maestra e uomini che sono rappresentati come professionisti, scienziati, medici.

La società si sta modificando ma i libri di testo continuano a offrire rappresentazioni familiari tipiche di 70-80 anni fa.

Le case editrici devono, pertanto, impegnarsi sia ad evitare di continuare a trasmettere stereotipi sia a dare importanza all’uso del linguaggio. Linguaggio e rappresentazioni che aiutino ad andare avanti perché i modelli sbagliati, trasmessi da

  • pubblicità,
  • aziende produttrici di giochi e abbigliamento,
  • famiglie in cui sono presenti ruoli stereotipati,

vengano contrastati almeno dai modelli offerti dai libri scelti nella scuola.

Noi dell’Associazione Donne in Rete di Foggia chiediamo, dunque, a Garzanti Scuola e De Agostini Scuola di usare gli esatti femminili e verificare che i libri di testo non contengano stereotipi, per aiutare bambini e bambine a costruirsi liberamente il proprio immaginario.

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Chi vuole partecipare con noi a questa segnalazione può copiare il testo qui in alto ed inviarlo al seguente indirizzo mail: info@deascuola.it o twittare quest’articolo a @DeAScuola

 

Nell’immagine la copertina del libro La grammatica la fa… la differenza, nato da un progetto dell’Associazione Donne in Rete.