A quarant’anni dalla Legge 194/78. Una grande conquista nel campo dei diritti civili.

La legge 22 maggio 1978, numero 194, “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”, è una grande conquista nel campo dei diritti civili, avendo come finalità la procreazione cosciente e responsabile e, contemporaneamente, la libertà della donna ad abortire. Una buona legge se non avesse tutti i presupposti per non essere applicata. L’ostacolo maggiore è nell’art. 9 che prevede l’obiezione di coscienza.

Due diritti a confronto. Quello della donna di abortire e quello degli obiettori e delle obiettrici che, da sempre, dichiarandosi tali, impediscono la regolare attuazione della 194 che è in vigore ormai da quarant’anni.

Letteralmente ignorata dalle nostre Istituzioni la decisione del Comitato Europeo dei Diritti Sociali il quale ha condannato l’Italia a causa dei troppi obiettori di coscienza che impediscono alle donne di ricorrere all’interruzione della gravidanza.

Bisogna, dunque, farsi sentire perché sia garantito un diritto, da tempo conquistato, che ha fatto uscire dalla clandestinità l’aborto togliendo le donne dalle mani delle mammane, portatrici di quasi sicura morte, e da quelle dei cucchiai d’oro, ginecologhe/i che provocavano (e, a volte, provocano ancora oggi) l’aborto nei propri studi medici.

È questa la molla che, nel 2016, ha spinto la nostra associazione Donne in Rete di Foggia, inizialmente con l’associazione di giovani universitari/e, Ucronia, e poi come comitato (Donne in Rete di Foggia, Ucronìa, Donne della CGIL, UIL, AGEDO, Associazione Maria Teresa di Lascia e Impegno Donna) a focalizzare la nostra attenzione sull’applicazione della 194, essenzialmente nella nostra provincia, e ad impegnarci perché fosse garantita la volontà della donna di abortire, nel rispetto della riservatezza. Abbiamo, quindi, organizzato eventi e scritto sia Lettere Aperte a Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia con delega al Servizio Sanitario Regionale sia Comunicati Stampa. La nostra azione mirava ad impedire che, a Foggia e provincia, il numero già ridotto di non obiettori e non obiettrici (numero destinato ad assottigliarsi ancora di più a causa dell’uscita dal mondo del lavoro dei pochi rimasti) costringesse le donne ad un “turismo sanitario”.

Attualmente la situazione è alquanto migliorata: individuate, negli OORR della nostra città, due ginecologhe in sostituzione dei due colleghi non obiettori, prossimi alla pensione, e la possibilità di attuare l’IVG chirurgico anche a Manfredonia e Cerignola. Resta il problema dell’IVG farmacologico per il quale le donne della nostra provincia devono recarsi a Barletta.

Eppure, si potrebbe fare un salto di qualità se tra coloro che supereranno il concorso pubblico per Dirigente Medico della disciplina di Ginecologia e Ostetricia (in fase di attuazione) fossero riservati alcuni posti per non obiettori e non obiettrici. Cosa considerata possibile dal Direttore Generale degli OORR di Foggia, Vitangelo Dattoli, che, rispondendo alle nostre sollecitazioni, lo afferma sia in una sua comunicazione a La Gazzetta del Mezzogiorno (22/2/2018) sia nell’intervista da lui rilasciata alla giornalista Ilaria Di Lascia e riportata da TGBLU (23/2/2018). In quest’ultima, poi, ha fatto chiaro riferimento al concorso e alle conseguenti assunzioni da effettuarsi nel rispetto della Legge 194 che deve essere correttamente applicata.

Nell’articolo de La Gazzetta del Mezzogiorno, Vitangelo Dattoli fa altresì riferimento all’altro problema, da noi evidenziato, quello dei consultori di numero non rapportato alla popolazione e, aggiungerei, depotenziati per le ridotte disponibilità economiche (la 194/78 prevedeva, infatti, uno stanziamento di L.50.000.000.000 annui da ripartirsi fra le regioni). L’inadeguatezza dei fondi erogati comporta conseguentemente la limitazione delle attività di prevenzione. Manca, così, quella necessaria informazione che garantisca il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, elemento fondante della Legge 194/78. Informazione che dovrebbe essere diretta prioritariamente alle/ai giovani.

In “Puglia Notizie” (24/10/2017) il Garante dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Ludovico Abbaticchio, evidenzia il mancato consolidamento della funzione dei consultori e l’assenza quasi totale di educazione alla sessualità ed alla contraccezione nelle scuole con conseguente alto rischio di gravidanze indesiderate nella vita delle adolescenti, anche minorenni. Abbaticchio evidenzia, inoltre, come La Legge 194 non solo promuove la prevenzione dell’aborto attraverso la contraccezione ma contrasta l’aborto clandestino, un dramma che interessa soprattutto le adolescenti che, se non informate, diventano facile preda di un sistema clandestino criminale purtroppo ancora ben presente.

Eppure non mancano disposizioni ministeriali.

Il Ministero della Salute tra le attività dei Consultori Familiari prevede “la partecipazione a svolgere corsi di educazione sessuale nelle scuole e l’eventuale presenza di ore settimanali di apertura dedicate ai giovani”.

Quanti anni dovranno ancora passare perché questa legge, fortemente voluta dalle donne, possa essere applicata al meglio?

Per Donne in rete, Foggia
Maria Teresa Santelli
Coordinatrice “Legge 194/78”